Kino Kids – Perché i bambini ci insegnano a vedere.

Kino Kids si trova a Pigneto, al Kino, offre tutti i weekend due o tre film per bambini ed è gestito da Enrica Gattolini e Massimo Galimberti, duo determinato a creare un punto d'aggregazione che permetta anche ai più piccoli di godere della bellezza del cinema. 

Ma perché portiamo i bambini al cinema? 

Per loro il cinema è un appuntamento da grandi, un momento da condividere con amichetti o genitori. Un mezzo più immediato rispetto alla musica o alla letteratura, ma allo stesso modo capace di accrescere la loro consapevolezza e capacità di relazionarsi. Non bisogna lasciarsi ingannare dalla dinamica: certo, cinema vuol dire regole. Vuol dire "ti porto se fai il bravo" o "zitti tutti, sta per cominciare".

Ma poi si accende il proiettore, nell'aria c'è odore del popcorn e sedie di stoffa. I bambini si sentono circondati dal buio, sentono l'eccitazione di qualcosa di grande che sta per accadere. E quando la storia comincia, da quel momento non c'è distrazione che tenga, non c'è desiderio di trovare un senso a tutti i costi: pura e semplice magia. 

Perché portiamo i bambini al cinema? Forse perché sarebbe bello guardare i film attraverso i loro occhi e un po', a modo loro, forse ci insegnano a vedere.

Come avete iniziato questo progetto? 

Enrica: "Io ho due bambini e ci siamo trasferiti a Roma un anno fa. In Francia ci sono un sacco di posti dove far vedere film particolari ai propri figli, ma purtroppo qui non è la stessa cosa. Mi dispiaceva, credo che il cinema abbia un ruolo fondamentale nella crescita di un bambino. Così, quando ho collaborato con Massimo alla Festa del Cinema di Roma, è uscita fuori la questione e lui mi ha parlato di Kino Kids. La cosa è iniziata così".

Massimo: "Le ho chiesto: vuoi farlo? E lei ha detto di sì. Così siamo partiti. 
Credo che il cinema sia molto importante per le nuove generazioni. Il nostro obiettivo è farli riappropriare della sala, far vivere loro il cinema non come qualcosa di strano e distante, ma come un momento di unione, di chiacchiera e divertimento, un'esperienza che li metta in condizione di capire l'altro. Un quartiere multietnico come Pigneto ha bisogno di posti così. Per questo abbiamo cominciato". 

Cosa succede durante il Kino Kids? 

Enrica: "I bambini stanno in sala proiezione, vedono il film, giocano, e se i grandi non hanno voglia di vedere il film possono aspettarli al piano di sopra, leggere un libro, chiacchierare o lavorare."  

Massimo: "Il Kino nasce come un posto per grandi, è frequentato principalmente da adulti e ragazzi, ma vedere bambini che ciarlano e sporcano e giocano ti mette un'allegria diversa. Credo che la loro gioia distruttiva si attacchi ai mobili, ai pavimenti, e porti una spolverata di felicità. Certo, è impegnativo. Ma preferisco recuperare popcorn che bottiglie di birra vuote".

Che genere di film proiettate?

Massimo: "Il programma lo propone Enrica e sono poche le volte che siamo in disaccordo. Cerchiamo di fare una selezione di film vecchi, belli, anche impegnativi. E non è vero che i bambini si annoiano: spesso siamo noi che ci sentiamo minacciati dai film in bianco e nero, per esempio, ma i bambini… loro ne rimangono affascinati. Per loro esiste solo il piacere della narrazione, vedono i film senza filtri, per il puro piacere d'assistere a una storia. E' questo il bello".

Quali sono stati i motivi che vi hanno spinto ad iniziare tutto?

Enrica: "Il motivo principale? Mi piacerebbe che questi film insegnassero a pensare. Al Pigneto manca la presenza di un cinema, ma anche se ci fosse sono tante le famiglie che non possono permetterselo. Per questo abbiamo concordato la formula 7.50€ a bambino compresa la merenda, e gli adulti non pagano. Alla fine la voce gira, la gente vuole far scoprire cose nuove e rare ai propri figli".

Massimo: "Ci lamentiamo che le nuove generazioni sono ignoranti e il cinema sta morendo, allora credo che l'unico modo per abituarli sia farglielo vedere. Poi, egoisticamente, mi piacerebbe lasciare un piccolo segno nell’immaginario cinematografico di qualcuno. Magari uno di quei bambini da grande rivedrà "Mio Zio" di J. Tati e magari del film ricorderà solo ombre, o sensazioni, ma vorrà dire che l'esperienza gli ha lasciato qualcosa. E' questo il motivo".

 

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