Katia Bernardi: “Vi racconto come le Funne hanno trovato il mare”

"FUNNE – le ragazze che sognavano il mare" è il nuovo documentario al femminile di Katia Bernardi, una storia talmente delicata da sembrare una favola. Presentato al Festival del Cinema di Roma e ora in tour in giro per l’Italia, verrà proiettato al Kino giovedì 19, sabato 20 e domenica 21 Gennaio.

Siamo a Valdaone, un paesino arroccatto delle valli trentine, e le funne (che in dialetto significa donne) sono otto “ragazze” tra i 70 e 90 che per festeggiare il ventennale del loro circolo decidono di organizzare una gita un po' speciale: vedere il mare per la prima volta.

Mosse dalla formula magica di "qual è il tuo desiderio più forte?”, le funne lottano contro i pregiudizi, gli acciacchi e la paura di allontanarsi, ma la storia ci mostra, con la dolcezza e l'ironia che solo un gruppo di nonnine può avere, come i sogni non abbiano età: si deve solo trovare il coraggio di uscire dalla porta.

Come è nata l’idea di raccontare una storia come questa?

“Io avevo già girato dei documentari in quella zona. “Gli uomini della luce” è una storia al maschile, parla dei vecchi minatori che costruendo impianti hanno dato luce a tutta l’Italia. Forse avevo bisogno di raccontare una storia più femminile, così, quando sono capitata a Valdaone e ho scoperto questo circolo di nonnine forti e coraggiose, ho deciso di restare un po’ con loro. L’anno in cui le ho incontrate cadeva il ventennale del loro circolo e volevano fare qualcosa di speciale. Così, quando ho scoperto che molte di loro non avevano mai visto il mare, abbiamo deciso di intraprendere insieme questa avventura".

Cosa credi che renda questa storia speciale?

"E' una storia ambientata in montagna, ma proprio perché tratta di temi universali si poteva ambientare in qualunque altro luogo. Io credo che risponda a un bisogno universale, quello di credere in noi stessi e inseguire i nostri sogni. E' una storia edificante, positiva e vera sulla forza della donna. Ha un sapore cinematografico, quasi una favola moderna, per questo ho deciso di inserire la voce del narratore.
Poi… certo. Loro sono simpaticissime, quasi dei personaggi da commedia. Come si fa a non ritenerle speciali?”.

Come ha reagito la comunità di Valdaone davanti al desiderio delle funne?

"Valdaone è comunque un piccolo paesino, per le funne la paura di uscire fuori dagli schemi era forte. Nella comunità venivano viste come ribelli, quali vecchiette si mettono a fare un calendario? Quindi dopo i primi tentativi alcune di loro hanno preferito lasciar perdere. Ma altre sono andate avanti, e poi è successo che col crowdfunding la rete si è innamorata di loro. Dovevamo fare 3.000 euro in 90 giorni, ma abbiamo finito per ricavarne 5.000 in una sola settimana”.

Perché hai deciso di non inserire interviste?

Ci avevo pensato, ma il loro carattere viene fuori anche senza interviste e non volevo spezzare lo schema della favola".

E il libro com’è venuto fuori?

"Il libro è stato la mia favola personale, mi ha permesso di realizzare un sogno che non sapevo di avere. E’ stata un’avventura meravigliosa perché mi ha permesso di giocare con le parole invece che con le immagini. Ho potuto inserire il mio punto di vista e raccontare come io, personalmente, ho vissuto questa vicenda. Così è diventata un po’ anche la mia storia".

Visto che è stato chiesto alle funne, qual’è invece il tuo forte desiderio? Il tuo: "prima o poi…"

Domanda da un milione di dollari. Credo passare un periodo a scrivere un nuovo libro o girare un altro film in una città di mare, con tutta la famiglia. Prima o poi ce la farò".

Ultima domanda: come sta andando il film in sala?

“Molto bene, stiamo facendo diverse proiezioni in giro per l’Italia, ora faremo questo mini tour fino al 10 Febbraio, il mini tour delle funne.
Quello che mi ha fatto notare mio marito è che, dopo aver visto il film, molta gente non viene da me per dirmi “bel documentario”. Si avvicinavano e mi abbracciano, così, e mi dicono grazie. Non so perché, forse perché il film fa ricordare il nonno o la nonna, o forse perché siamo una storia al positivo, una storia di speranza, forza e allegria. Quello che è certo è che dopo tre anni siamo come una famiglia, con tutti i pro e contro. Vi assicuro che le funne sanno essere delle vere rompiscatole e sopportarle a volte non è semplice. Abbiamo fatto tre presentazioni e per tre volte mi hanno sgridata. Sono meravigliose".

 

 

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