Lo and Behold, Internet non è cattivo.

"Internet non è cattivo, sono le persone ad esserlo". 

Questa è stata la dichiarazione di Werner Herzog durante un'intervista per il suo ultimo documentario, "Lo and Behold – Internet. Il futuro è oggi", presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2016 e ora nelle sale del Kino. Un film che compie un’affascinante analisi del mondo di internet, dalle sue origini, a come si è sviluppato, a quello che potrebbe diventare.

La legge dei grandi numeri dice che le azioni di un elevato numero di individui si possono facilmente prevedere. Se questo è vero, allora internet è il sistema più semplice per farsi un'idea dei comportamenti umani. Questo, e non solo, lo rende un mezzo potente, utile, ma allo stesso tempo pieno di lati oscuri. 

Il film inizia nella sala 3420 della UCLA, a Los Angeles, dove Leonard Kleinrock, professore di informatica, ci racconta della nascita di internet e del primo messaggio mandato mediante la rete. Da qui il titolo del film: Lo and Behold, ammira. 
Ammira cos’è diventato internet in soli trent'anni di scoperte, ammira le sue conseguenze, la sua forza, il suo essere protagonista della nostra vita. Tanto da essere diventato indispensabile.
Come potremmo vivere oggi senza internet? Quali sono i lati positivi e negativi dell’essere costantemente connessi? Cosa ci ha dato veramente? Cosa ci ha tolto? E se un giorno non fossimo più in grado di distinguere il vero dal falso, l’irreale dal reale?

Il regista riesce a tracciare l’arco di trasformazione di internet suddividendo il film in 10 capitoli, intervistando personalità di rilievo che hanno contribuito alla sua evoluzione. Il tutto con il tocco delicato che ha già dimostrato di avere nei suoi documentari precedenti, come "Grizzly Man” o “Il diamante bianco". Un rispetto per le persone che può lasciare il pubblico insoddisfatto, mosso dalla curiosità di voler vedere ciò che internet non nasconde, ma sbatte in faccia.

Esempio di Nikki, ragazza morta in un’incidente d’auto le cui foto hanno fatto il giro della rete e sono arrivate nelle mani dei genitori, accompagnate da messaggi d’odio immotivato. Spesso chi usa internet non si sente responsabile delle proprie azioni, non esistono leggi in vigore per le foto sul web di persone decedute.
Ma internet, come tutte le tecnologie, non è cattivo: sono le persone che devono decidere come usarlo.
Per questo Herzog non mostra le foto della ragazza, esattamente come non aveva fatto sentire l’audio della morte di Timothy Treadwell, protagonista di "Grizzly Man", o di come non aveva mostrato cosa ci fosse dietro le cascate di Kaieteur, nel "Il diamante Bianco".
Una delle caratteristiche più affascinanti del regista è di certo la sua capacità di accompagnarci gentilmente lungo la strada che ha tracciato per noi, senza il desiderio di doverci sconvolgere a tutti i costi, senza giudizi o spettacolarizzazioni insensate, il tutto con spirito critico e ironia.

Affascinante è l’esempio di quel gruppo ristretto di individuo affetti dal "super senso", una malattia che li rende sensibili ad ogni tipo di radiazioni e li costringe a vivere in quasi completo isolamento. O della comunità Ristart, un vero e proprio centro di recupero per persone che si devono disintossicare da telefoni o videogame.
Nel documentario c’è anche chi, come Elon Musk, amministratore delegato di Tesla Motors e presidente della compagnia SpaceX, sogna viaggi spaziali e future colonie su Marte, ma alcuni scienziati sostengono che un’apocalisse che ci privi di internet porterebbe all’estinzione del genere umano.
Dunque internet ci ha resi schiavi o più potenti?
Kevin Mitnick, fra i più abili hacker al mondo, sostiene che sono le persone il vero punto debole, non la tecnologia. E se questa un giorno superasse il cervello umano, allora tutti i nostri valori sarebbero messi in discussione e dovremmo interrogarci su cosa ci distingue, davvero, dalle macchine. Un’interrogativo ampiamente discusso, ma che più passa il tempo più diventa attuale.

Nel 1820 Carl Clausewitz disse: "A volte la guerra sogna se stessa”, e allora la domanda che dovremmo porci è “Internet ha iniziato a sognare se stesso?”.

Un quesito la cui risposta potrebbe farci rabbrividire, o esultare. L'importante è porsi la domanda. 

 

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