Buio in sala, i cinema indipendenti di Roma (e il Kino)

Buio in Sala Scanu Kino

Buio in sala, guida breve ai cinema romani, di Stefano Scanu (Giulio Perrone Editore), è un libretto agile e prezioso, una guida indispensabile per chi voglia saperne di più sulle sale romane. Considerando che negli ultimi dieci anni hanno chiuso 28 sale in città, il buio in sala si fa sempre più buio. Per questo Scanu fa un lavoro meritorio raccontano undici storie di resistenza, undici sale indipendenti che combattono in trincea, con la fatica della sopravvivenza quotidiana e l'entusiasmo di rinascere ogni giorno e di fare qualcosa di bello per una città sempre più povera culturalmente. Tra chi prova a resistere, c'è anche il Kino, con la sua storia originale, che ne fa un modello unico in città, ma non irripetibile, visto che è richiestissimo in Italia e fuori (c'è il Kino Berlino, ma anche altri progetti di Kino in città come Milano, Torino, Parigi, Lecce).

Buio in Sala Scanu Kino

Il libro viene presentato questa sera, venerdì 15 aprile 2016, al Kino, dalle 21 (qui tutte le info). 
Ecco un breve estratto, gentilmente concesso dalla Giulio Perrone, del capitolo dedicato al Kino.  

Buio in sala, il Kino

"Martedì 10 novembre, ore 20. mi sono perso in scooter per il Pigneto…Per arrivare a via Perugia sono costretto a imboccare un paio di strade contromano fino al civico 34. Lì c’è un portoncino marrone con un campanello, quando arrivo però è nascosto da un gruppo di persone tutte prese a fumare l’ultima sigaretta prima di entrare in sala; intravedo le insegne: Kino, Cinema, Bistrot. Dicono già tutto. Entro, ho appuntamento con Diego Botta, sceneggiatore e regista classe ’79 ma in questo momento è troppo occupato con tessere e biglietti. Il bistrot è pieno di gente che chiacchiera, beve vino e consuma le assi del pavimento come già prima di loro altre generazioni di spettatori, sin da quando questo luogo si chiamava cineclub Grauco. Ho come l’impressione di essere da qualche altra parte in Europa; un pianoforte a muro e delle sottili colonne di ghisa fanno sembrare l’ambiente una vecchia balera irlandese, la carta da parati rimanda a qualche decennio prima, il bar è illuminato da lampade… 

kino cinema roma nardone
Foto di Matteo Nardone

… Difficile cogliere la vocazione di questo cinema, intima e aperta allo stesso tempo, raccolta ed estesa come in preda a una schizofrenia creativa. Per assurdo si può incontrare il Kino (un posto in cui per entrare bisogna suonare) in ogni angolo della città e non solo: nell’arena estiva delle terme di Caracalla, al Club monk, nelle stanze abbandonate dell’ex Palazzo della zecca, dentro un cinema a luci rosse ormai in disuso e perfino a Berlino, nel quartiere kreuzberg. A guardar bene non è poi così strano, in un’epoca liquida per definizione, anche le immagini fanno fatica a farsi catturare in un solo luogo. Il cinema ci arriva ormai inevitabilmente frammentato, che sia da un tablet o da un cineteatro.

…Insomma, il Kino più che un luogo mi sembra un concetto. È tutto così promiscuo e dinamico o come dicono loro “diffuso”. «È la nostra cifra, ciò che ci rende riconoscibili».

…Al kino faccio fatica a distinguere tra la biglietteria, il bar, il palco per la stand-up comedy, l’arena estiva e la classe di cinema…. È tutto qui, tutto in questo loro essere unici in quanto sparsi o, paradossalmente, un’associazione dissociata. Insomma il Kino è tutto qui o anche altrove.
Intanto il film sotto non è ancora finito mentre noi forse ci siamo detti tutto, non rimane che salutarci: «Grazie Diego, ci vediamo in giro». «Sì, in giro».

Stefano Scanu

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